Vitamina K

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Forme attive

La vitamina K o è una vitamina liposolubile.

Fonti della vitamina K: fillochinone (fitomenadione), menachinone.

Esistono diverse forme che differiscono per la catena laterale sita a livello del carbonio in posizione 3:

  • fillochinone o vitamina K1 (2-metil-3-fitil-1,4-naftochinone) di origine vegetale che possiede una catena laterale fitilica con 20 atomi di carbonio con un solo doppio legame;
  • menachinone o vitamina K2 di origine batterica; la catena laterale è poli-insatura e possiede da 20 a 60 atomi di carbonio.
  • menadione o vitamina K3 (2-metil-1,4-naftochinone) è una forma sintetica idrosolubile.

 

Dose giornaliera di assunzione

Dose giornaliera raccomandata di vitamina K negli adulti: 0,075 mg.

Vitamina K è il termine generale utilizzato per indicare il 2-metil-1,4-naftochinone o menadione (vitamina K3) e che partecipano all’attivazione di certi fattori della coagulazione.

 

Indicazioni

La vitamina K contribuisce:

  • alla normale coagulazione del sangue;

  • al mantenimento di ossa normali.

 

Effetti fisiologici

Complessivamente la vitamina K ha un ruolo nella coagulazione, ma anche in altri fenomeni biologici che implicano la fissazione del calcio nelle ossa.

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La vitamina K è il cofattore di una carbossilasi microsomiale. Questa provoca la gamma-carbossilazione di residui glutammici di alcune proteine che sono quindi trasformate in acidi gamma-carbossiglutammici.

Le carbossilasi vitamina K dipendenti sono principalmente presenti nel fegato, ma si trovano anche a livello polmonare, della milza, del rene, dell’osso, della placenta e della pelle. Si conoscono attualmente circa 12 proteine il cui metabolismo richiede una gamma-carbossilazione degli acidi glutammici; è possibile classificarle in tre gruppi:

  1. proteine trasportatrici di fosfolipidi: questo gruppo comprende i fattori della coagulazione vitamina K dipendenti, nonché due proteine che inibiscono la coagulazione;
  2. proteine trasportatrici di sali di calcio: osteocalcina presente nelle ossa e nel plasma, l’aterocalcina nel tessuto ateromaroso, e alcune proteine nei calcoli renali;
  3. proteine meno ben definite che comprendono la proteina Z presente nello sperma e nel plasma.

 

Sintomi da carenza

La carenza di vitamina K si manifesta con segni ematologici. Clinicamente si osservano emorragie cutanee, nasali, urinarie, digestive (ematemesi, melena) che costituiscono un segno specifico. Quando sono abbondanti, possono provocare anemia.

Nel corso della malattia emorragica neonatale si possono osservare emorragie digestive che compaiono classicamente nel secondo o terzo giorno di vita. Più raramente e più tardivamente possono sopravvenire emorragie cerebrali di prognosi infausta (mortalità 27%, postumi neurologici 47%).

La carenza di vitamina K nell’adulto è conseguente a disfunzioni dell’apparato gastrointestinale; ridotta secrezione della bile; malattie epatiche ed uso di anticoagulanti.

I neonati sono invece particolarmente a rischio per modesto trasporto attraverso la placenta; sterilità dell’intestino nei primi giorni di vita; inadeguata biosintesi epatica dei fattori della coagulazione e scarso contenuto di vitamina nel latte.

 

Fonti alimentari di vitamina K

La vitamina K è ampiamente distribuita negli alimenti, le verdure a foglia (spinaci, lattuga, broccoli, cavolo, cime di rapa ecc.) ne sono particolarmente ricche, mentre la frutta, i cereali, le carni e i latticini ne contengono quantità meno rilevanti.

 

Intossicazione e controindicazioni

I fillochinoni e i menachinoni non sono tossici nemmeno a dosi elevate.

Il menadione può, invece, essere tossico producendo anemia emolitica, iperbilirubinemia e ittero per cui non può essere utilizzato nel trattamento farmacologico dell’emorragia.

La vitamina K può interferire con le terapie anticoagulanti.

 

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