Sodio – Fabbisogno, Fonti Alimentari e Carenza

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Generalità

Il sodio, come il potassio, forma ioni monovalenti (Na+), che svolgono importantissime funzioni all’interno dell’organismo, tra le principali si ricordano le seguenti:

  • Contribuisce al mantenimento degli equilibri osmotici;
  • Contribuisce al mantenimento degli equilibri acido-base;
  • Influisce sulla permeabilità della membrana cellulare;
  • Partecipa alla conduzione dell’impulso nervoso.

Il sodio si trova per il 40% nei liquidi extracellulari del corpo, nei quali è il catione più rappresentativo, e per il 10% all’interno delle cellule. La restante parte si trova sotto forma di deposito nel tessuto osseo e rappresenta la riserva per il sodio extracellulare.

Sia dal punto di vista fisiologico sia clinico, il sodio e l’acqua sono intimamente correlati nel loro metabolismo. Il contenuto di sodio nell’organismo dipende dall’equilibrio tra l’introduzione di sodio con l’alimentazione e l’escrezione renale di sodio. Nell’individuo sano le perdite di sodio extrarenali (es. sudorazione in uno stato di assenza di esercizio fisico o intenso calore) sono trascurabili. L’escrezione renale di sodio è strettamente regolata per adeguarla all’apporto sodico alimentare. Ad esempio, da due a quattro giorni dopo aver interrotto l’introduzione di sodio con la dieta, l’escrezione renale si riduce notevolmente; se l’apporto alimentare di sodio viene aumentato improvvisamente, l’escrezione urinaria aumenta prontamente ed eguaglia l’aumentato apporto nel giro di pochi giorni. Così, pur con grosse variazioni di apporto sodico con alimentazione, nell’individuo sano il contenuto di sodio dell’organismo rimane costante.

 

Fabbisogno

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Il sodio è presente nella nostra dieta in quantità che sono notevolmente superiori al fabbisogno quotidiano (0,6 – 3,5 g al giorno) per compensare le perdite attraverso le urine ed il sudore. Esso infatti, oltre che essere naturalmente presente negli alimenti (circa il 10% del sodio ingerito), è molto spesso aggiunto ad essi nella cucina casalinga sotto forma di NaCl (circa il 35%), ovvero il comune sale da cucina o cloruro di sodio. Inoltre viene utilizzato dall’industria alimentare sia come cloruro di sodio, per aumentare la conservabilità dei prodotti, sia sotto forma di glutammato monosodico, per esaltare il sapore e per la preparazione dei dadi da brodo.

La quota di sodio aggiunta volontariamente agli alimenti è quindi nettamente preponderante e deve essere controllata e limitata per l’effetto ipertensivo dello ione sodio.

Molti organismi internazionali consigliano di non superare l’assunzione giornaliera di sale da cucina di 6 g/die.

 

Regolazione renale

Il sodio introdotto con l’alimentazione nell’organismo viene assorbito rapidamente dall’intestino. La quota assunta in eccesso di sodio è espulso attraverso le urine e, in misura minore, attraverso la sudorazione e le feci. L’eliminazione extrarenale di sodio può divenire copiosa in talune condizioni, come in caso di vomito e diarrea o sudorazione intensa. Il rene è l’organo deputato a regolare l’omeostasi del sodio, ossia preservarne la concentrazione più adatta alle necessità dell’organismo. A tale processo omeostatico, il rene si avvale di numerosi messaggeri chimici, tra questi sicuramente il più importante è rappresentato dall’aldosterone, un ormone prodotto dalla corticale del surrene. Un altro ormone dotato di attività analoga è la vasopressina che, come l’aldosterone, agiscono aumentando il riassorbimento renale del sodio e l’eliminazione del potassio. Il peptide natriuretico atriale invece agisce in maniera opposta, incrementando a livello renale l’espulsione di sodio con le urine e, di conseguenza le perdite di acqua.

Nel plasma sanguigno, la concentrazione del sodio è pari a 140 mEq/l. Si parla di iponatremia o di iposodemia quando la quantità di sodio nel sangue scende al disotto della norma.

 

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