Sativex Spray, un farmaco derivato dai cannabinoidi approvato in Italia

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Generalità

Sativex Spray è il nome commerciale del nabiximols, il primo farmaco ottenuto per estrazione dalla pianta della cannabis, a contenuto di principi attivi titolati e predeterminati, contenente una uguale proporzione (1:1) di THC e cannabidiolo. È disponibile anche in Italia sotto forma di spray per mucosa orale con il nome commerciale Sativex Spray.

Ogni ml contiene: 38-44 mg e 35-42 mg di due estratti (estratti molli) della Cannabis sativa L., folium cum flore (foglie e fiori di cannabis), titolati e corrispondenti a 27 mg di THC (tetraidrocannabinolo) ed a 25 mg di cannabidiolo.

 

Indicazioni

Il farmaco è autorizzato alla vendita in Italia per il trattamento dei sintomi motori in pazienti adulti affetti da spasticità da moderata a grave dovuta alla sclerosi multipla, una malattia cronica autoimmune che colpisce il sistema nervoso centrale ed ha come conseguenza principale la degenerazione della guaina mielinica che riveste gli assoni dei neuroni periferici. Sativex Spray in particolare è indicato ai pazienti che non hanno manifestato una risposta adeguata ad altri medicinali antispastici.

Il THC ed il suo metabolita cannabidiolo, agendo sui recettori per i cannabinoidi CB1 e CB2, distribuiti nell’organismo sia a livello del sistema nervoso centrale che a livello del tessuto adiposo (grasso) e del sistema immunitario, hanno mostrato, in diversi studi clinici, di ridurre la rigidità degli arti e migliorare la funzione motoria. Per dimostrare l’efficacia di questo farmaco sono stati condotti diversi studi: topi con malattia indotta, privati del recettore CB1, mostrano grave spasticità muscolare, mentre nell’uomo affetto da sclerosi multipla, gli effetti positivi del farmaco vengono ridotti in seguito a somministrazione di antagonisti del recettore CB1, ossia farmaci con azione opposta a quella del THC e cannabidiolo.

 

Reazioni avverse

Le reazioni avverse più comunemente riscontrate nelle prime quattro settimane di esposizione al farmaco sono risultate:

  • capogiri;
  • affaticamento.

Queste reazioni sono generalmente lievi e scompaiono entro alcuni giorni anche se si continua il trattamento.

Altre reazioni avverse comprendono:

  • anoressia (compresa perdita di appetito) o maggiore appetenza;
  • depressione;
  • disorientamento;
  • dissociazione;
  • euforia;
  • amnesia;
  • disturbi dell’equilibrio;
  • disturbi dell’attenzione;
  • disartria;
  • letargia;
  • compromissione della memoria;
  • sonnolenza;
  • visione annebbiata;
  • vertigini, nausea e vomito;
  • costipazione o diarrea;
  • secchezza della bocca, ulcere della bocca e dolore orale;
  • astenia;
  • senso di anormalità;
  • senso di ubriachezza;
  • malessere;
  • aumento di fratture per cadute.

 

Altre applicazioni cliniche dei farmaci derivati dai cannabinoidi

L’uso a scopo ricreativo della cannabis è illegale in quasi tutti i paesi del mondo. Tuttavia l’impiego a scopo medico dei farmaci derivati sintetici dei cannabinoidi è legale in: Austria, Canada, Finlandia, Germania, Israele, Italia, Messico, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna e USA.

Altri farmaci derivati dei cannabinoidi e ancora non disponibili in Italia sono: dronabinol, levonantradolo e nabilone. Questi farmaci sono indicati per il trattamento di nausea e vomito provocato da chemioterapia, per stimolare l’aumento di peso corporeo in pazienti affetti da patologie croniche come HIV e tumori, sclerosi multipla e contro il dolore neuropatico.

In fase di studio ci sono numerose possibili applicazioni cliniche per i farmaci derivati dai cannabinoidi, tra cui: glaucoma (per ridurre la pressione intraoculare), lesioni del capo, sindrome di Tourette (per ridurre i tic, movimenti rapidi ed involontari tipici di questa malattia), malattia di Parkinson (per ridurre i movimenti involontari come effetto avverso della L-dopa).

L’utilizzo della cannabis per inalazione attraverso il consumo di spinelli o pipe ad acqua non fornisce clinicamente alcun vantaggio per la cura delle suddette malattie, anzi l’assunzione per via polmonare dei derivati della combustione della cannabis è nocivo. Inoltre la quantità di THC o altri cannabinoidi può variare molto tra una somministrazione e l’altra attraverso il fumo e non può essere considerata efficace al pari del trattamento con i farmaci.

 

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