Noce vomica

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Generalità

La noce vomica è costituita dal seme di Strychnos nux-vomica L. (Fam. Loganiaceae).

 

Descrizione della pianta

La pianta (alta circa 12 m) è originaria delle zone tropicali dell’Asia (Sri Lanka, Thailandia, Laos, Cambogia, Vietnam, India, Bengala ecc.) ed è anche presente nel nord dell’Australia. Il frutto è una bacca grande quanto un’arancia; l’epicarpo è sottile, giallo-arancio a maturità, la polpa è bianca, mucillaginosa, amara e contiene 3- 5 semi.

I semi sono estratti dalla polpa, lavati ed essiccati prima dell’esportazione.

noce vomica

 

Parti usate

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La droga è ottenuta dai semi ed è estremamente dura, di colore grigio-verdastro, ha forma circolare, con un diametro di 10-30 mm e 4-6 mm di spessore. Il bordo è arrotondato o acuto e la superficie è lucida e vellutata per la presenza di peli sottili, sericei, disposti a raggiera attorno al centro delle facce. I semi quando sono secchi non hanno odore, ma percossi e lasciati in acqua per 1-2 giorni sviluppano un odore sgradevole. Il sapore è amaro.

 

Principali componenti attivi

La droga contiene:

  • Alcaloidi: stricnina (1,23-1,50%), brucina, 2-colubrina, colubrina, l’icaina, vomicina, la novacina;
  • Glucoside: loganina;
  • Acido clorogenico;
  • Olio fisso;
  • Galattani;
  • Mannani;
  • Tannini.

 

Effetti tossici

La stricnina contenuta nella noce vomica è un potente veleno: è sufficiente una dose di 1 mg/kg per provocare la morte.

La stricnina ha un fortissimo sapore amaro: è probabilmente la sostanza più amara conosciuta. Nel ‘900 la droga veniva impiegata per avvelenare animali infestanti (topi), cani, gatti e volpi.

La stricnina è una sostanza stimolante del sistema nervoso centrale; il suo effetto è dovuto al blocco dei recettori per la glicina, un aminoacido che funge a livello neuronale da neurotrasmettitore.

In caso di avvelenamento, entro un’ora (a volte anche dopo 10-20 minuti) si irrigidiscono i muscoli del collo e del viso. L’irrigidimento si diffonde successivamente in tutto il corpo e si trasforma in spasmi, che acquistano frequenza crescente. La schiena si inarca continuamente. Alla fine, si blocca anche la respirazione. La coscienza rimane lucida.

L’avvelenamento da stricnina può essere trattato con benzodiazepine (diazepam), carbone attivo o equivalenti per rimuovere eventuali residui all’interno dell’apparato digerente.

Le proprietà analettiche della stricnina sono state sfruttate nel corso di intossicazioni da barbiturici o di altre sostanze neurodeprimenti.

In passato la stricnina è stata impiegata a dosi molto basse come ingrediente nei cosiddetti tonici, farmaci utilizzati durante la convalescenza ed in condizioni di debilitazione.

Oggi la stricnina non viene più prescritta come tonico ed analettico, per il suo basso indice terapeutico. Rimane comunque un importante strumento di ricerca nel campo della neurofisiofarmacologia. Occasionalmente si osservano intossicazioni acute da stricnina (convulsioni toniche iperestensorie subentranti) in quanto quest’alcaloide può essere usato per tagliare l’eroina ed altre droghe stupefacenti.

Una dose di 30-50 mg di stricnina può causare morte, per contrazione del diaframma e dei muscoli toracici (muscoli respiratori).

 

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2 commenti

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