Insufficienza cardiaca congestizia

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Insufficienza cardiaca congestizia, nota anche come scompenso cardiaco, è una patologia purtroppo comune: la prevalenza di tale malattia viene stimata intorno al’1-2% della popolazione adulta nei paesi sviluppati, con punte del 10% tra gli ultrasettantenni ed una mortalità, ad un anno dalla diagnosi, del 17% tra i ricoverati con scompenso instabile e del 7% tra i pazienti ambulatoriali con malattia stabile.

La malattia consiste in una riduzione graduale della funzione cardiaca, ne risulta una diminuzione dell’apporto di sangue ai tessuti.

 

Cause

Spesso questo disturbo è causato da malattia coronarica, attacco di cuore (infarto) o pressione alta, e generalmente peggiora nel corso del tempo. Anche se i trattamenti attualmente disponibili hanno migliorato la prognosi per le persone con insufficienza cardiaca, la malattia rimane pericolosa e altera la capacità del paziente di godere di una vita attiva.

 

Sintomi

Tra i principali sintomi di insufficienza cardiaca congestizia si annoverano: pallore, cianosi, tachicardia, brevità del respiro, edema periferico, edema polmonare, cardiomegalia, aritmia, ipertensione.

 

Terapia farmacologica

L’obiettivo terapeutico per l’insufficienza cardiaca congestizia è quello di incrementare il rendimento cardiaco. Pertanto vengono utilizzati farmaci che aumentano la forza di contrazione del muscolo cardiaco (digitalici, inibitori delle fosfodiesterasi), vasodilatatori e farmaci che provocano una diminuzione del volume del fluido extracellulare (diuretici).

L’attuale terapia per lo scompenso cardiaco prevede l’uso di farmaci come l’enalapril (un ACE-inibitore) o digossina (un farmaco appartenente alla classe dei digitalici).

 

Meccanismo fisiopatologico

L’insufficienza cardiaca congestizia, insorge quando il cuore non è in grado di pompare sangue in quantità sufficiente per fronteggiare le richieste metaboliche dei tessuti. La patologia si sviluppa quando la forza contrattile del miocardio, il muscolo del cuore, perde pertanto di capacità.

Quando la funzionalità cardiaca è compromessa, diversi meccanismi di adattamento mantengono la pressione arteriosa e la perfusione degli organi vitali. Tali meccanismi prevedono l’attivazione dei sistemi neuroumorali, in particolare il rilascio di noradrenalina da parte dei nervi adrenergici cardiaci, l’attivazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone ed il rilascio del peptide natriuretico atriale, i quali agiscono regolando i volumi e le pressioni di riempimento negli organi periferici.

Il rilascio di noradrenalina causa aumento della pressione arteriosa e tachicardia, sottoponendo il ventricolo sinistro ad un numero elevato di contrazioni, con il rischio di sfiancamento in seguito a dilatazione. Poiché l’organismo non è in grado di distinguere tra stato emodinamico deficitario dovuto all’insufficienza cardiaca da quello che si instaura a causa di un’emorragia, i meccanismi di controllo a feedback che vengono attivati per correggere la ridotta funzionalità cardiaca risultano controregolatori, cioè peggiorano la situazione invece di migliorarla.

La scarsa irrorazione periferica causa a livello renale ritenzione idrica, quindi si può avere formazione di edema (accumulo di liquidi).

Lo scompenso cardiaco è generalmente preceduto da ipertrofia (ingrossamento del cuore); in alcuni pazienti, affetti da scompenso, il cuore ipertrofico può aumentare del proprio peso fino a quattro volte.

 

Fitoterapia dell’insufficienza cardiaca congestizia

Tra le sostanze con effetto inotropo positivo sul cuore, i glicosidi digitalici mantengono la caratteristica di aumentare la forza di contrazione del muscolo cardiaco. Tali sostanze vengono generalmente affiancate ai farmaci ACE-inibitori, attivi sul sistema renino-angiotensina.

La digitale è la principale droga vegetale contenente i principi attivi glicosidi digitalici, attivi a livello della muscolatura del cuore. Essa è ottenuta dalle foglie di Digitalis purpurea L. o D. lanata Ehrh., appartenenti alla famiglia delle Scrophulariaceae. Questa droga che contiene tale miscela di sostanze attive a livello cardiaco, è soggetta ad assorbimento a livello intestinale completo e, purtroppo, non prevedibile, come pure poco prevedibili sono metabolismo ed eliminazione. Di conseguenza sono frequenti fenomeni di accumulo ed effetti collaterali di preparazioni a base di digitale.

Tali caratteristiche sono condivise anche dallo strofanto, dalla scilla e da altre droghe contenenti glicosidi cardioattivi.

In fitoterapia la droga considerata di riferimento per la terapia dell’insufficienza cardiaca congestizia è il biancospino.

 

Tossicità dei glicosidi digitalici

I glicosidi digitalici sono sostanze molto potenti e possono essere tossiche se somministrate in dosi elevate. In letteratura sono descritti numerosi avvelenamenti fortuiti e tentativi di suicidio causati da ingestione di piante che contengono glicosidi cardiaci. Tra questi, la percentuale maggiore è dovuta all’ingestione di foglie o fiori di oleandro, una pianta coltivata a scopo ornamentale in Italia ed in altri Paesi del bacino del Mediterraneo.

I principali effetti tossici si dividono in:

  • Manifestazioni cardiache: aritmie (tachicardia atriale con blocco atrio-ventricolare; tachicardia bidirezionale ed extrasistole ventricolare).
  • Manifestazioni extra cardiache: effetti a carico dell’apparato digerente (anoressia, nausea, vomito, diarrea, malassorbimento intestinale); effetti neurologici (affaticamento e debolezza muscolare, alterazioni della percezione dei colori, irrequietezza, insonnia o apatia, allucinazioni); effetti endocrini (ginecomastia).

Il trattamento dell’intossicazione dei digitalici prevede:

  • Tempestiva sospensione della terapia con digitalico;
  • Controllo della potassiemia e degli altri elettroliti plasmatici (sodio, calcio e magnesio);
  • Somministrazione di resine scambiatrici (colestiramine) che legano e sequestrano il principio attivo nel tubo digerente;
  • Uso di anticorpi antidigitalici.

 

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