Depressione

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +

Generalità

Eventi di vita stressanti, come ad esempio lutti, grandi cambiamenti nell’ambiente famigliare o lavorativo, delusioni e perdite, innescano una normale reazione emotiva depressiva che inizialmente svolge una funzione protettiva per la persona coinvolta. In questi termini la depressione rappresenta uno stato d’animo perfettamente normale: ognuno di noi almeno una volta nella vita si è sentito depresso, sia in relazione ad eventi specifici sia in situazioni meno definite, come periodi della nostra vita durante i quali ci sentivamo semplicemente “un po’ giù” senza riuscire a spiegarci il perché.

Tuttavia, quando queste reazioni emotive invadono in maniera pervasiva la nostra vita e rappresentano un ostacolo al normale svolgimento delle attività quotidiane, la deflessione del tono dell’umore perde la sua funzione adattiva e determina l’instaurarsi di un Disturbo Depressivo.

 

Quando la depressione è patologica?

Stabilire quando la depressione sia o meno patologica non è un compito facile. Per questo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) redatto dall’American Psychiatric Association e giunto alla sua quinta edizione (DSM-5) (American Psychiatric Association – APA, 2013) mette a disposizione i criteri diagnostici e le linee guida indispensabili per una diagnosi corretta.

Il DSM-5 distingue diverse forme di Disturbo Depressivo, dove il sintomo caratteristico principale è la presenza di umore triste, vuoto ed irritabile. La “tristezza depressiva” è infatti uno dei caratteristici sintomi iniziali: essa può variare da una tonalità modesta a forme di profondo pessimismo. È importante sottolineare che la depressione, intesa come disturbo mentale, rappresenta una sindrome biologica complessa, che non si limita ad alterazioni dell’umore ma che comprende alterazioni di natura cognitiva (come, ad esempio, il rallentamento ideomotorio, deficit di memoria e attenzione, bassa autostima, deliri di colpa ed ideazione suicidaria) e modificazioni a livello somatico (perdita di appetito o iperfagia, alterazioni del ritmo sonno-veglia, facile affaticabilità e perdita di energie, dolore diffuso ed altri sintomi somatici).

 

Come modifica la vita di tutti i giorni una depressione?

L’impatto che la sintomatologia ha sulla vita quotidiana varia soprattutto in base alla gravità della sindrome. In linea generale, il paziente depresso si dimostra incapace di svolgere le normali attività quotidiane con importanti ripercussioni sulla vita personale, famigliare e lavorativa. Inoltre questa categoria di pazienti è ad alto rischio di suicidio, un aspetto che spesso viene sottostimato se non addirittura trascurato.

 

Come si diagnostica una depressione?

La diagnosi è soprattutto clinica: essa si avvale del colloquio clinico, della raccolta dei dati anamnestici, dell’esame dello stato mentale e della somministrazione di test specifici (come il Beck Depression Inventory o l’Hamilton Depression Scale). Per escludere la presenza di malattie biologiche che possono essere erroneamente scambiate per un Disturbo Depressivo, è possibile sottoporsi ad una batteria di test biochimici, come la valutazione basale e stimolata dell’asse surrenalico, dell’asse tiroideo e la valutazione delle catecolamine urinarie nell’arco delle 24 ore.

La diagnosi differenziale assume grande rilievo soprattutto per pazienti che hanno raggiunto la terza età: gli stati depressivi tipici delle fasi iniziali di alcune forme di demenza degenerativa come la Demenza di Alzheimer e la Demenza Vascolare possono essere erroneamente scambiati per un Disturbo Depressivo, o per una normale reazione emotiva agli eventi di vita stressanti tipici di questa fascia d’età (pensionamento, lutti, istituzionalizzazione, allontanamento dei familiari). In questi casi potrebbe essere utile un esame diagnostico strumentale di brain imaging morfologico e funzionale.

 

Come si cura la depressione?

depressione2

Il trattamento dei Disturbi Depressivi può avvalersi sia di trattamenti farmacologici e somatici, sia di trattamenti psicoterapici. Per quanto riguarda la terapia farmacologica si fa storicamente riferimento all’ipotesi monoaminergica della depressione, che spiega i sintomi depressivi come una carenza di neurotrasmettitori e si avvale degli inibitori delle monoaminossidasi (IMAO). I farmaci antidepressivi più utilizzati agiscono dunque sulle monoamine che hanno funzione neurotrasmettitoriale: serotonina, noradrenalina e dopamina. Gli antidepressivi appartenenti a questa categoria si basano su due principali meccanismi d’azione ed entrambi determinano un potenziamento della trasmissione monoaminergica: l’inibizione dell’enzima monoaminossidasi (MAO), deputato al metabolismo delle monoamine, e l’inibizione della ricaptazione delle monoamine da parte del neurone presinaptico. La letteratura si esprime a favore dell’uso di farmaci antidepressivi, che si sono rivelati efficaci nel trattamento acuto dei disturbi depressivi sia di grado lieve che di gravità elevata. La letteratura più recente si sta occupando, inoltre, della relazione tra l’assunzione di una corretta quantità di vitamine e la salute mentale. In particolare, sono state individuate evidenze sperimentali rispetto alla correlazione tra le vitamine del gruppo B e D e la manifestazione dei sintomi depressivi.

 

Importanza del supporto psicologico

Il trattamento farmacologico non esclude e non sostituisce l’intervento psicologico, che viene sempre raccomandato in associazione all’assunzione dei farmaci specialmente nelle fasi acute della malattia. Per questo nel trattamento della depressione risulta altrettanto importante, se non addirittura fondamentale, l’intervento psicoterapeutico, indispensabile per sostenere ed educare la famiglia, per monitorare la sicurezza del paziente e per permetterne il recupero funzionale, favorendo il ritorno alla vita sociale e lavorativa.

La depressione è una patologia complessa, di difficile interpretazione, che prevede diverse forme di trattamento, che comporta numerosi rischi per la sicurezza del paziente e degli altri, ma che rappresenta tuttora un tabu sociale. Accade spesso che la depressione venga vista come un difetto morale, come mancanza di volontà e poca determinazione nell’affrontare le difficoltà della vita. Accade che questi pazienti vengano spronati a reagire, talvolta addirittura rimproverati per la loro apatia, vista più che altro come “scarsa motivazione”. Per questo, da parte di un famigliare o di un amico, è fondamentale cercare di sostenere ed aprire un dialogo con questi pazienti, ed affidarsi alle cure di uno specialista.

 

Fitoterapia della depressione

Le piante medicinali tradizionalmente utilizzate nel trattamento degli stati depressivi sono riportati nella seguente tabella:

 

Nome comune della droga Parte della pianta impiegata Principali costituenti chimici Dose giornaliera
Assenzio Rizoma Olio essenziale, lattoni sesquiterpenici, flavonoidi 1,5 – 6 g
Coriandolo Bulbo Alcaloidi isochinolinici 1 g
Iperico Parti aeree Diantroni, flavonoidi, derivati floroglucinolici 2 – 4 g
Maggiorana Parti aeree Olio essenziale, flavonoidi, triterpeni
Melissa Foglie Olio essenziale, glicosidi, derivati dell’acido caffeico 1,5 – 4,5 g
Mordigallina (gallinella) Pianta fiorita Saponine triterpeniche, cucurbitacine, flavonoidi 6 – 8 g
Passiflora Parti aeree Flavonoidi, olio essenziale 4 – 8 g
Zafferano Stimmi Crocina, picrococina, safranale 0,6 – 0,7 g (safranale)

 

Tra queste l’iperico è l’unica che ha dimostrato scientificamente la sua efficacia nell’alleviare i sintomi della depressione lieve e moderata; esistono in letteratura numerosi studi attendibili a riguardo. In molti Paesi l’iperico ed altre droghe antidepressive sono commercializzate come integratori alimentari e quindi facilmente reperibili per l’automedicazione. L’iperico, come le altre droghe vegetali antidepressive, deve essere impiegato per la terapia solo dopo aver eseguito una diagnosi sulla gravità della depressione, visto che questa malattia psichiatrica può causare disagio sociale fino al suicidio (quest’ultimo evento si verifica nel 15% dei pazienti non curati). Comunque, recentemente, sono stati pubblicati studi interessanti, relativi all’attività antidepressiva dello zafferano.

 

Share.