Cardo mariano e proprietà epatoprotettive

Generalità

Il cardo mariano è dato dai frutti maturi di Silybum marianum L. (Fam. Asteraceae/Compositae), utilizzati per il trattamento delle malattie del fegato e delle vie biliari.

Habitat: Europa, Isole Canarie, Asia occidentale.

 

Descrizione della pianta

Silybum marianum L. è una pianta erbacea annua o bienne, un po’ ragnatelosa sul caule, alta fino a 150 cm con foglie chiazzate di bianco lungo le nervature ed ai margini dentati. I fiori sono grandi e color porpora; il frutto è un achenio pendulo, oblungo. Il cardo è diffuso dal mare alla regione submontana, tra i ruderi, ai margini delle strade, nei terreni incolti, soprattutto nell’Italia centrale e meridionale.

Cardo mariano 1

 

Parti usate

La parte della pianta contenente i principi attivi è costituita dal frutto, raccolto nel periodo estivo, quando è completamente maturo. Il frutto si sottopone a battitura per separare gli acheni, che vengono successivamente privati del pappo; infine essiccato in luogo caldo e ventilato.

 

Principali componenti attivi

La droga contiene i seguenti principi attivi:

 

 Proprietà fitoterapiche

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Il cardo mariano è noto sin da tempi remoti per i suoi usi alimentari e le numerose proprietà benefiche. In particolare è stato, ed è tuttora, impiegato per la cura dei disturbi di origine epatica (epatopatie). Inoltre il cardo mariano può trovare impiego per la preparazione di prodotti utili per la funzione digestiva (contro la dispepsia) e depurativa dell’organismo.

Studi sperimentali hanno evidenziato diverse proprietà farmacologiche: antiossidanti, epatoprotettive, nefroprotettive, antitumorali, antinfiammatorie ed antiulcera.

Le principali proprietà epatoprotettive del cardo mariano sono dovute alla presenza nella droga della silimarina, una miscela di flavonolignani, costituita da silibina, isosilibinina, diidrossisilibinina, silidianina, silicristina. Questi principi attivi favoriscono la sintesi proteica negli epatociti, stimolando la rigenerazione epatica; in particolare la silimarina stimola l’attività dell’RNA polimerasi I, mediante attivazione di un sito promotore del DNA, che la polimerasi utilizza come stampo per la sintesi di RNA ribosomiale. Un aumento di RNA ribosomiale coincide infatti con la rigenerazione epatica. Inoltre, i costituenti della silimarina, in particolare la silibina, sono dei potenti antiossidanti, in grado di reagire con i radicali liberi e trasformarli in composti più stabili e meno reattivi e quindi incapaci di provocare danno tissutale. La silibina inibisce poi la perossidazione lipidica ed aumenta la produzione di glutatione, un composto coinvolto nella disintossicazione da sostanze nocive nel fegato, nello stomaco e nell’intestino, nonché dell’enzima superossido dismutasi (il cardo mariano è 10 volte più attivo della vitamina E). L’azione antiossidante della silimarina è rilevante in quanto i radicali liberi sono coinvolti in diverse condizioni patologiche, incluse l’infiammazione, la fibrosi e la necrosi epatica.

Infine la silimarina possiede effetti documentati in diversi modelli sperimentali di infiammazione, come edema ed infiammazione cutanea indotti: il cardo mariano e la silibina stabilizzano i mastociti, inibiscono l’attività dei neutrofili ed inoltre inibiscono la sintesi dei mediatori dell’infiammazione, quali prostaglandine, leucotrieni ed interleuchine, esplicando la propria funzione antiossidante a livello tissutale.

Il cardo mariano è quindi raccomandato per il trattamento dei disturbi digestivi e le alterazioni epatiche e per il trattamento adiuvante nelle epatiti e delle cirrosi croniche, nonché per le sue capacità di antagonizzare le alterazioni biochimiche e morfologiche causate da sostanze tossiche (tossine, alcol, funghi velenosi ecc.) e da farmaci (paracetamolo, indometacina, lorazepam, tolbutamide, clofibrato ecc.). La silibina, iniettata per via endovenosa, è in grado di ridurre drasticamente la mortalità (un decesso ogni 13-18 pazienti) dovuta all’intossicazione da fungo Amanita phalloides che, in assenza di trattamento, può provocare la morte anche nel 50% dei casi.

La biodisponibilità della silimarina è stata migliorata formando dei complessi con emisuccinato e con fosfatidilcolina, oppure micronizzandola. In pratica si usa una dose giornaliera di 200-400 mg di silimarina equivalente a 12-15 g di droga essiccata.

 

Controindicazioni ed effetti collaterali

Il cardo mariano è abbastanza sicuro. Può provocare lievi disturbi intestinali: è infatti un blando lassativo.

 

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