Boldo, un aiuto per la funzionalità del fegato

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Generalità

Il boldo è ottenuto dalle foglie di Peumus boldus Molina (Fam. Monimiaceae).

Il boldo è coltivato in Europa ed in Africa (Marocco, Tunisia, Algeria), tuttavia la pianta è originaria del Sud America (Cile e Perù).

È utilizzato per la cura delle affezioni epatiche, urogenitali ed intestinali. Inoltre favorisce il drenaggio dei fluidi corporei.

 

Descrizione della pianta

La pianta è un arbusto sempreverde, cespuglioso, alto 5-8 m, con giovani rami sottili e scuri. Le foglie sono opposte, picciolate. I fiori sono bianco-giallo chiaro.

Leggi anche l’articolo dedicato alle malattie del fegato

Arbusto spontaneo delle zone aride collinose-montagnose di Cile e Perù, si adatta al clima mediterraneo.

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Parti usate

La parte attiva della pianta (droga) è costituita dalle foglie, raccolte in autunno, ed essiccate all’ombra.

L’odore della droga è aromatico, simile a quello del chenopodio; il sapore è canforaceo, pungente, amarognolo.

 

Principali componenti attivi

I principali principi attivi contenuti nella droga sono:

  • alcaloidi: boldina, isoboldina, isocoridina, lauretanina;
  • olio volatile: ascaridolo (16%), cineolo (16%), p-cimene (28%), terpinen-4-olo (2,6%);
  • flavonoli ed i loro glucosidi;
  • cumarina;
  • resina;
  • tannini.

 

Proprietà fitoterapiche

Il boldo ha proprietà diuretiche, stomatiche, colagoghe e coleretiche. L’attività coleretica è stata attribuita ai flavonoidi ed agli alcaloidi. Il boldo esplica attività epatoprotettiva sia in vitro che in vivo, mentre la boldina, il principio attivo più rappresentativo della droga, riduce la lipoperossidazione lipidica negli epatociti, processo pro-infiammatorio generato dalla normale funzione metabolica, ad opera dei radicali liberi. Le proprietà spasmolitiche del boldo e della boldina sono state documentate in vitro adoperando l’ileo di ratto.

Il boldo viene quindi consigliato in fitoterapia per il trattamento della dispepsia e per i disturbi spastici del tratto gastrointestinale, che causano crampi addominali, costipazione e disturbi epatici. Tali benefici sono dovuti alle proprietà coleretiche e colagoghe degli estratti del boldo, il quale provoca un incremento di produzione e di flusso di bile, senza alterarne la composizione.

Prodotti a base di boldo sono anche utilizzati per le funzionalità delle vie urinarie e per il drenaggio dei fluidi corporei: l’olio essenziale del boldo contiene il 4-terpinenolo, un principio attivo diuretico presente anche nel ginepro.

Il boldo da solo si usa sotto forma di infuso (1,5- 3 g). La dose media che provoca effetto epatoprotettivo e coleretico è di 3 g al giorno.

Può essere associato ad altre piante come cascara, rabarbaro e genziana per regolare il transito intestinale.

 

Controindicazioni ed effetti collaterali

Dosi eccessive o un uso prolungato possono causare irritazioni renali, per la presenza dell’olio volatile che contiene l’ascaridolo, un componente irritante, impiegato in passato come antielmintico, e soppiantato successivamente con farmaci più sicuri .

È sconsigliato durante l’allattamento ed in gravidanza.

 

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